Agosto 2005: l'esodo dei coloni dalla Striscia di Gaza

<img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/territori.gif” align=left>
<p>Viviamo un momento storico fondamentale in cui qualcosa di importante si sta muovendo in quella parte del mondo dove, secondo molti, vi è l’origine e la radice della gran parte dei conflitti e delle lacerazioni che percorrono il mondo contemporaneo.
In questa esauriente analisi geopolitica, cercheremo di fare un po di chiarezza, analizzando punto per punto le questioni più spinose alla base del ritiro dei coloni israeliani dai territori. Dicendo quelle verità incontestabili che, in Occidente, si fa così tanta fatica ad ammettere.
<p>

TERRITORI OCCUPATI ?

Questo territorio viene spesso chiamato 'territorio occupato' da Israele, sottratto all' autorità dei palestinesi.
Ebbene è un autentico falso.
<p>

I CONFINI

I confini riconosciuti internazionalmente di Israele sono quelli con l' Egitto, con la Giordania e con il Libano. Il confine con la Siria non è definito in maniera univoca. Con i territori di Gaza e della Cisgiordania non esiste un confine, esiste la Green Line, una linea di demarcazione, di 'cessate il fuoco' sancita dall' armistizio di Rodi del 1949 con la Giordania e l' Egitto.
<p>

GLI INSEDIAMENTI

Le aree dei coloni sono in maggioranza state strappate alla desolazione e alla desertificazione. Con duro lavoro gli israeliani vi hanno creato fiorenti attività economiche in cui anche molti palestinesi hanno trovato lavoro e occupazione.
<p> LA SITUAZIONE POLITICA

Proseguono le lotte interne ai palestinesi con Abu Mazen, visto come la svolta in seno all' ANP, sempre ostaggio di Hamas.
Sharansky, membro del think thank Shalem Center, così ha risposto alle domande sul ritiro pubblicate dal Foglio del 20 luglio : 'Sono contro il disimpegno non perchè pensi che dobbiamo restare a Gaza, ma perchè le concessioni unilaterali potrebbero trasformare Gaza in uno Stato terrorista. “<p></br> </br> </br> Agosto, mese di ferie e vacanze per tante persone. Mese di divertimento per tanti giovani che si godono il riposo estivo dagli studi. Ma l' agosto di questo anno ha costituito una tragedia per tante persone, i cosiddetti 'coloni', ovvero gli israeliani che vivono negli insediamenti nella Striscia di Gaza.
Il governo Sharon ha deciso, seguendo la Road Map per la pace in Medio Oriente, di evacuare forzatamente gli israeliani dai centri che essi stessi avevano creato, strappando terra al deserto, a Gaza.
Non è stata una decisione facile per il premier, portata avanti costituendo un esecutivo di unità nazionale tra una parte del Likud e i laburisti di Shimon Peres, forti sostenitori del ritiro. La maggioranza dell' opinione pubblica israeliana si è schierata dalla parte del governo e del ritiro, ma non sono mancate grandi manifestazioni a favore della permanenza dei coloni. E anche in Israele il colore arancione è stato l' emblema di chi si batteva contro il ritiro da Gaza.
La Striscia di Gaza costituisce la parte più a nord del confine meridionale di Israele con l' Egitto. Si estende dal Mar Mediterraneo all'interno per tratti che vanno dai 6,5 agli 8 chilometri, per una lunghezza di circa 42 chilometri.

TERRITORI OCCUPATI ?

Questo territorio viene spesso chiamato 'territorio occupato' da Israele, sottratto all' autorità dei palestinesi.
Ebbene è un autentico falso.
La Convenzione di Ginevra del 1949 identifica una territorio occupato come territorio appartenente o rivendicato da uno stato sovrano e occupato mediante un' azione militare. Gaza ( come la Cisgiordania ) non appartiene e non è rivendicata da alcuno stato sovrano. E' stato territorio sotto amministrazione egiziana dal 1948 al 1967 ( Guerra dei Sei Giorni ). Territorio amministrato dagli egiziani in virtù, questo si, di occupazione dopo la guerra scatenata contro Israele nel 1948. Nel 1967, dopo il trattato di pace tra Israele e Egitto l' amministrazione è passata a Israele.
Quindi i 'territori occupati' non appartengono a nessuno stato sovrano, e si trovano sotto amministrazione israeliana in attesa di destinazione, da definire con un trattato internazionale.
Proprio Israele, nell' ambito della sua amministrazione, ha delegato in ampie zone il potere all' Autorità Palestinese attraverso trattati riconosciuti a livello internazionale.
Zone di amministrazione autonoma, tanto che il 98% della popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania ricade sotto amministrazione palestinese.

I CONFINI

Anche la situazione dei confini viene spesso strumentalizzata. I confini riconosciuti internazionalmente di Israele sono quelli con l' Egitto, con la Giordania e con il Libano. Il confine con la Siria non è definito in maniera univoca. Con i territori di Gaza e della Cisgiordania non esiste un confine, esiste la Green Line, una linea di demarcazione, di 'cessate il fuoco' sancita dall' armistizio di Rodi del 1949 con la Giordania e l' Egitto.
Quindi la definizione dei confini di Israele con queste due realtà dovrà negoziarsi tra lo stato israeliano e lo stato palesatine che attualmente non esiste come stato sovrano.
In definitiva possiamo parlare di territori contesi, non certo 'occupati', tenendo anche in considerazione che la presunta occupazione è frutto di una guerra di autodifesa israeliana di fronte all' aggressione dei paesi arabi circostanti.

GLI INSEDIAMENTI

Oggi quindi le zone nella Striscia in cui numerosi israeliani avevano creato agglomerati urbani, attività economiche e abitazioni, sono sgombere e le costruzioni abbattute. A Gaza gli insediamenti sono 21 e ospitavano più di 9.000 persone, a fronte di 1.300.000 palestinesi che risiedono nella Striscia.
Le aree dei coloni sono in maggioranza state strappate alla desolazione e alla desertificazione. Con duro lavoro gli israeliani vi hanno creato fiorenti attività economiche in cui anche molti palestinesi hanno trovato lavoro e occupazione. Cosa non facile in questo territorio, costituito da campi profughi palestinesi ormai diventati agglomerati permanenti, mantenuti dall' ONU e dalle sue agenzie. Campi che i leader terroristi vogliono mantenere, vista la quantità di braccia che forniscono per praticare il terrore contro Israele a organizzazioni come Hamas, Jihad Islamica, Brigate Al Aqsa.
Gran parte dell' Occidente parteggia per i palestinesi che accusano 'l' occupazione israeliana' come causa della povertà e del degrado, 'fattori scatenanti del terrorismo'.
In pochi dicono che la povertà è frutto della corruzione della leadership palestinese, della mancanza di democrazia e libertà nei territori amministrati dall' ANP, spesso ostaggio dei gruppi terroristi. Gruppi che combattono per ragioni ideologiche e razziste, ovvero 'liberare' la Palestina dagli ebrei, ovvero tutto il territorio su cui oggi sorge lo stato di Israele.
Hamas ha già accolto il ritiro come frutto della violenza scatenata in questi anni contro gli israeliani. Non pensano minimamente di cessare gli attacchi perchè il loro obiettivo è distruggere Israele, non creare uno stato palestinese democratico a fianco di Israele.
Non si capisce poi perchè non sia possibile per Abu Mazen e l' ANP, ma anche per i neo-antisemiti occidentali, concepire uno stato palestinese in cui vivono persone ebree. In Israele molti cittadini sono palestinesi musulmani e cristiani, senza contare le prediche che noi occidentali dobbiamo sorbirci in favore della società multirazziale e multiculturale. Invece i palestinesi hanno il diritto di bombardare le case degli ebrei in territorio ancora contestato perchè devono creare il loro di stato. Stato puro, senza infedeli ebrei. Un ideologia quasi all' altezza di Hitler.

LA SITUAZIONE POLITICA

Intanto proseguono le lotte interne ai palestinesi con Abu Mazen, visto come la svolta in seno all' ANP, sempre ostaggio di Hamas e degli altri movimenti terroristici pronti a scatenare la violenza per il controllo delle zone lasciate dagli israeliani.
Esponenti importanti della destra israeliana si sono dimessi dal governo per contestare questa decisione di Sharon, tra questi l' ex dissidente ucraino Natan Sharansky e l' ex premier del Likud Benjamin Natanyhau, pronto, si dice, a sfidare Sharon per la leadership del Likud.
Per Sharansky con il ritiro la sicurezza di Israele non avrà giovamenti, al contrario : i terroristi si vedono premiati per l' Intifada degli ultimi anni, sono convinti che Israele si sia ritirato per la violenza palestinese. Convinzione che infonderà fiducia nell' utilizzo del terrore come strumento per sconfiggere Israele. Quindi ci sarà un'escalation di terrorismo, non il contrario.
Sharansky, membro del think thank Shalem Center, così ha risposto alle domande sul ritiro pubblicate dal Foglio del 20 luglio : 'Sono contro il disimpegno non perchè pensi che dobbiamo restare a Gaza, ma perchè le concessioni unilaterali potrebbero trasformare Gaza in uno Stato
terrorista. Se in Palestina si sviluppasse una democrazia, uno Stato palestinese non sarebbe pericoloso. Mi piacerebbe che alle concessioni territoriali da parte israeliana corrispondessero delle riforme nell'ambito
dell'Autorità palestinese. Dovremmo vincolare le nostre concessioni all'impegno
di riforme democratiche dell'Autorità palestinese. Se il disimpegno comportasse delle riforme democratiche in seno all'Autorità palestinese, sarei assolutamente
a favore di questo processo. Ma sono contrario a qualsiasi cessione di territori in cambio di terrorismo'.
Alle ottimistiche prospettive di pace da molti associate al ritiro, Sharanky è lapidario '..(il ritiro).., inasprirà il conflitto con i palestinesi, porterà a un aumento del terrorismo e allontanerà la prospettiva di una vera pace'.

Nathan Sharansky, membro dello Shalem Center ed ex ministro del governo Sharon è un ex dissidente ucraino condannato dal regime sovietico a 13 anni di lavori forzati in Siberia. Convinto sostenitore della democratizzazione del Medio Oriente, è autore del best seller ' The case for democracy ', uno dei libri preferiti dal Presidente G.W. Bush.

J.Landi
</p>