25 anni dopo
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Venticinque anni fa l'uomo inizio a guardare la Luna in una maniera diversa, non sembrava più così lontana e inospitale.
La notte del 25 luglio 1969, mentre tutto il mondo era incollato davanti ai teleschermi, Neil Armstrong e Buzz Aldrin compivano i loro primi passi sul nostro satellite.
In un periodo nel quale viaggiare in aereo, per molte delle persone comuni, era ancora inusuale, un manipolo di uomini aveva raggiunto le stelle.<p>Non fu cosa facile. La Nasa aveva addirittura perso degli uomini durante le primissime fasi del programma Apollo: a metà degli anni sessanta infatti Virgil 'Guss' Grissom, Edward White e Roger Charfee erano morti nel rogo che si era sprigionato all'interno della loro capsula durante una simulazione di volo con il razzo già alloggiato sulla rampa di lancio.
Ma l'ente spaziale americana non si dette per vinta, non molti mesi dopo, Jim Lowell, che sarebbe diventato comandante dell'Apollo 13 nella primavera del 1970, piloto il LEM a sole 60 miglia marine (circa 118 km) dalla superficie della Luna, ma da Houston non si sentivano ancora sicuri e quindi non dettero l'autorizzazione per l'attività extraveicolare.
L'attesa tuttavia non duro molto, il 20 luglio 1969, l'Apollo 11 decollo dal launch pad 39A a Cape Kennedy, in Florida. Fu una missione perfetta, forse l'unica sbavatura fu quando il computer di bordo del LEM Eagle che stava trasportando Armstrong e Aldrin sulla Luna, si sovraccarico e stava per far schiantare il modulo. Armstrong fu costretto ad attivare i comandi manuali e pilotare Eagle fino alla superficie con uno scarto minimo rispetto alla zona d'atterraggio designata. Fu un trionfo, tutta la gente osannava i tre astronauti che avevano compiuto quell'incredibile impresa; ma già all'inizio della missione Apollo 12 l'interesse era calato, ormai era quasi diventato una routine andare sulla Luna, il che risulta incredibile.
A riaccendere l'interesse della gente nei confronti delle esplorazioni spaziali, ci vollero i sette tragici giorni di Apollo 13.
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La missione procedeva senza problemi ma quando da Houston fu ordinato di rimescolare il contenuto dei serbatoi di ossigeno, successe qualcosa. Per via di un cortocircuito che aveva provocato una scintilla, uno delle preziosissime riserve di questo gas salto in aria, mandando la navicella fuori rotta e mettendo seriamente a repentaglio la vita di Jim Lowell, Fred Haise e Jack Swigert. Erano ore di tensione altissima a Houston, per garantire la sopravvivenza dell'equipaggio, fu ordinato di spegnere completamente il modulo di comando e di avviare i sistemi elettrici del LEM che da modulo lunare si trasformo in una lancia di salvataggio nella quale gli astronauti avrebbero trascorso i tre giorni di viaggio che servivano per ritornare sulla Terra.
Ma i guai non erano finiti, i LEM non era designato nè per rimanere attivo per un periodo così lungo di tempo, nè per fornire ossigeno a tre persone. I tecnici dovettero ordinare ai membri della missione di togliere corrente anche al LEM, e nello stesso tempo si inventarono un piano di volo ed un modo di poter utilizzare i filtri per la Co2 del modulo di comando che erano di forma diversa rispetto a quelli del modulo Lunare.
Arrivati nelle fasi conclusive della missione, i tre dovettero effettuare un'accensione dei motori senza pero poter utilizzare il computer, gli astronauti si affidarono ai loro cronometri Speedmaster per calcolare il periodo di accensione. Lowell, Haise e Swigert tornarono a casa sani e salvi.
Il programma Apollo ando avanti fino al numero 17, introducendo una novità; il LunaRover e cioè un piccolo mezzo a quattro ruote motrici con il quale gli astronauti potevano percorrere distanze maggiori per l'esplorazione della superficie lunare.
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Oggi guardiamo di nuovo alla Luna come la nostra prossima frontiera, è intenzione della Nasa di creare sul nostro satellite una base permanente che servirà non solo da laboratorio, ma anche da avamposto di rifornimento per le missioni umane e non con destinazione lo spazio profondo.
Io rimango incantato tutte le volte che ci pensoââ¬Â¦ Lo spazio sembra proprio fatto perchè l'uomo non lo esplori, è un ambiente totalmente inospitale, non c'è ossigeno, l'escursione termica in alcune zone supera i 300ð C, alcuni punti sono disseminati di asteroidi. Eppure noi ce l'abbiamo fatta, abbiamo osato sfidare la natura stavolta per un motivo nobile, è stata difficile, è costata molto, e non solo in termini economici, pero oggi le missioni spaziali sono ormai all'ordine del giorno e molte di esse hanno come fine migliorare la nostra vita. Importanti saranno infatti i risultati che otterremo dalle ricerche condotte in assenza di gravità su alcune malattie e sulle loro cure.
Per quanto riguarda le esplorazioni planetarie la prossima meta è Marte. Il pianeta rosso che per alcuni aspetti assomiglia alla Terra anche se ora non sappiamo nemmeno e c'è vita. I progetti sono ambiziosissimi: una volta costruita la base lunare nel 2010, per il 2025 si dice che un uomo camminerà su Marte.
La sfida lanciata è ardua, ci vogliono sette mesi per arrivare ed altrettanti per tornare con la tecnologia disponibile oggi.
Ma la scienza è in continua evoluzione e speriamo che nei prossimi anni Marte si 'avvicini' a noi.
Anonimo</p>
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