La retorica della vicinanza istituzionale

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<p>Visitare i nostri soldati in missione in Iraq sarebbe stato un dovere delle più alte istituzioni fin da dai giorni seguenti il tragico attentato terroristico.
Solo dopo mesi Gianfranco Fini ando a Nassirya. Prima di lui Casini.
Berlusconi si è visto tardissimo. Problemi di sicurezza dicono.
Le motivazioni sono più profonde delle spiegazioni ufficiali e affondano le radici nel difficile rapporto del nostro Premier con il tema della morte.<p>E’ così arrivo Gianfranco Fini, a Nassirya, con una discutibile tutina blu addosso e un cappellino verde in testa.
Un ritardo che proprio non ci sarebbe stato dovuto essere.
Non ci sono ragioni di sicurezza che tengano, la vicinanza delle istituzioni ai nostri ragazzi in missione doveva essere espressa con meno ritardo.
Perchè proprio Fini? Perchè Casini? E infine una domanda che ci saremmo posti un po tutti: perchè non subito Silvio Berlusconi?
Proviamo per un attimo a pensare con cinismo: da un punto di vista di comunicazione e di ritorno di immagine una visita ai nostri soldati a Nassirya in seguito all’attentato sarebbe stata formidabile. Un’occasione ideale, irripetibile.
Un premier tanto odiato e tanto amato allo stesso tempo, in grado di spaccare l’Italia, si fa portatore dei più alti valori patriottici rappresentando tutti noi e va a portare il saluto ai soldati.
Chi avrebbe osato biasimarlo? Chi non si sarebbe commosso e riconosciuto in un discorso ben preparato che avrebbe potuto pronunciare?
Vi ricordate Bush col tacchino di plastica tra i soldati per le feste? Tutti in piedi ad applaudire i soldati, e probabilmente anche tutti gli americani si unirono in un applauso ideale.
Tutto cio con Silvio non è successo, è successo molto dopo, ma non poteva essere e, infatti non fu, più la stessa cosa. Perchè?
E’ andato Casini, uomo di stato, politico di lunghissimo corso, faccia da rappresentante bipartisan delle istituzioni.
E’ andato Fini: l’archetipo dell’uomo delle istituzioni, stimato da tutti per serietà e senso del dovere, considerato all’unanimità un grandissimo e intelligente politico. Rappresentante dell’elettorato di destra, che più di tutti rimase colpito nella sensibilità dalla tragedia di Nassirya e dal valore dei nostri soldati. Garante e portatore, più di tutti, dei valori di Patria. Vicino, per storia e percorso del suo partito, agli orizzonti valoriali militari. Chi meglio di Fini in Iraq? Nessuno, probabilmente.
Tranne Ciampi forse, ma il Presidente è anziano e nella testa di tutti gli è più che perdonata l’assenza, nella sua agenda, di una così lunga e pericolosa trasferta. <img src=”http://www.ultimathule.it/images/articoli/silvio1.jpg” align=right>
Tranne il Primo Ministro, tranne Silvio Berlusconi. Per lui sembrano non esserci scuse.
Qui le cose cominciano a non tornare, specie dopo il freddo ragionamento sulla potenziale convenienza del gesto, che abbiamo fatto sopra.
Il nodo centrale è il rapporto difficile che ha con il tema della morte.
Berlusconi è un grande statista e un grande lavoratore, la sua immagine è dinamica (ancora imprenditoriale), simpatica, spesso sorridente.
Il cielo che gli fa da sfondo ai comizi e che accompagna l’iconizzazione della sua immagine è azzurro e infonde serenità.
I momenti gravi e intensi di un’occasione tragica affondano gran parte del suo potenziale comunicativo.
Nei suddetti contesti diventa un uomo come gli altri, non più inarrivabile e “onnipotente” come spesso è dipinto metaforicamente nel colorito immaginario comune.
Il nodo centrale non è il non saper affrontare occasioni istituzionali in cui si è davanti alle tragedie e alla morte, è il non saperle affrontare in maniera, appunto, istituzionale e solenne.
Vi ricordate il suo pianto commosso davanti alle macerie del terremoto di qualche anno fa?
Era la reazione di uno di noi non del “Capo”.
Il discorso di Fini: “Non siete pacifisti, siete pacificatori” non ce lo immaginiamo pronunciato dal premier.
Abbiamo tentato di lanciare un tentativo di spiegazione al ritardo di un viaggio la cui data si sposta di mese in mese.
Che il ragionamento fatto sia veritiero in molti dei suoi aspetti è assolutamente probabile, che sia l’unico possibile, questo certamente no; benchè la casualità degli eventi potenzialmente realizzabili, specie a questi livelli, sia cosa assai rara.

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