La dottrina neocon e la Guerra Fredda asiatica

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<p>“Il rapporto tra Usa e Cina è considerato il fronte di azione principale affinchè gli Stati Uniti mantengano lo status di superpotenza della regione.
Bush ha dimostrato che la teoria del sostegno alla democrazia non è una boutade connessa alla situazione del Medio Oriente, ma una dottrina precisa, ispirata dalle elaborazioni neocon, che l' America intende applicare in tutte le aree del Mondo.
Ma non è possibile affidarsi alla sola buona volontà della Cina, perchè un regime totalitario non offre le garanzie di una democrazia, nè per gli impegni di politica interna e tanto meno per quella estera.”
<p>La scorsa settimana il presidente Bush è stato in visita in Asia. Prima si è recato in Giappone dall'alleato Koizumi, appoggiando apertamente l'assegnazione di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell' Onu al paese del Sol Levante.
La cosa interessante della visita sono state le parole di Bush sulla situazione politica nell'area, ovvero il confronto tra gli alleati degli Usa ( Giappone, Taiwan, Corea del Sud ) e Cina - Corea del Nord.
Il rapporto tra Usa e Cina è considerato il fronte di azione principale affinchè gli Stati Uniti mantengano lo status di superpotenza della regione.
Bush ha dimostrato che la teoria del sostegno alla democrazia non è una boutade connessa alla situazione del Medio Oriente, ma una dottrina precisa, ispirata dalle elaborazioni neocon, che l' America intende applicare in tutte le aree del Mondo.
Infatti nel discorso pronunciato a Kyoto giovedì 17 novembre, nella parte riguardante la Cina, Bush ha sostenuto con forza l' esigenza di riforme democratiche e ha presentato come modello niente meno che Taiwan, dimostrando anche in questo caso la chiarezza morale che contraddistingue la politica estera della sua amministrazione.

L’esempio di Taiwan_'Anche Taiwan è passata dalla repressione alla democrazia liberalizzando il suo sistema economico. Esattamente come in Corea del Sud, la popolazione di Taiwan era vissuta per anni sotto un regime politico restrittivo, che ha gradualmente aperto la propria economia (……). E, ancora una volta come in Corea del Sud, la liberalizzazione economica ha contribuito ad alimentare il desiderio della popolazione taiwanese per la libertà politica individuale…(…). Abbracciando la libertà, Taiwan ha dato prosperità alla propria popolazione e ha creato una società cinese libera e democratica. (…) Gli Stati Uniti continueranno a sottolineare la necessità di un dialogo tra la Cina e Taiwan capace di portare a una soluzione pacifica delle loro divergenze….'
(Tratto dalla traduzione pubblicata da Il Foglio il 18 novembre 2005 )
<p> La teoria della democratizzazione_ Bush indica la via che la Cina dovrebbe seguire, ovvero quella dell' apertura al mercato e alle riforme volte a garantire maggior libertà ai cittadini cinesi.
Nel discorso viene parallelamente sostenuta la linea del 'business first', ovvero la teoria della democratizzazione della Cina attraverso il mercato e il libero scambio. La strada che seguì la presidenza Clinton.
Allo stesso tempo i riferimenti alla Corea del Sud e ancor più a Taiwan, su cui la Cina sostiene la politica dell' unica Cina unita, cosiddetta ' One China Policy ', rivelano l' intento di Bush di impegnare gli Usa in una pressione per la democratizzazione e per il rispetto dei diritti umani da parte del regime cinese. Proprio come in Medio Oriente. Non è possibile affidarsi alla sola buona volontà della Cina, perchè un regime totalitario non offre le garanzie di una democrazia, nè per gli impegni di politica interna e tanto meno per quella estera.
Si rintraccia il filo ideale che guida l' amministrazione americana.
Nel suo soggiorno in Cina, Bush ha partecipato ad una funzione religiosa di una piccola chiesa protestante, e proprio da qui ha avanzato una richiesta verso il presidente cinese Mr. Jintao. Libertà religiosa e libertà per gli esponenti delle chiese ha chiesto sostanzialmente il Presidente in una conferenza stampa seguita alla funzione celebrativa. Una richiesta dirompente visto il clima e gli atti commessi da Pechino verso i praticanti di religioni non 'di stato' come i cattolici fedeli alla Chiesa di Roma e gli appartenenti al Falung Gong.
Nei colloqui bilaterali non si è riusciti pero a strappare nessun impegno ufficiale a Pechino sul rispetto dei diritti umani e sull' apertura alle libertà, compreso il rilascio dei dissidenti.
La parte meno intransigente del comportamento di Bush sarà fortemente criticata dagli intellettuali ed esponenti neoconservatori americani.

<p> Il pensiero neocon per il Pacifico orientale_

In un articolo apparso sul Weekly Standard nel luglio del 2002, Gary Schmitt, già direttore esecutivo del Project for the New American Century ed oggi mente dell' American Enterprise Institute, si scagli contro la burocrazia diplomatica statunitense rea di lasciare le cose più o meno come stanno nel rapporto con la Cina.
Schmitt chiede all' amministrazione di avviare un confronto con Pechino il prima possibile, approfittando dei sui problemi interni per rafforzare la presenza americana nell'area e facendo capire ai cinesi la capacità degli Usa di scongiurare qualsiasi sfida lanciatagli.
Una costante di tutte le riflessioni neocon sull' area del Pacifico è il rapporto con Taiwan. Taipei viene visto come alleato fondamentale, a cui fornire tutto l'appoggio possibile negli aiuti militari, assicurando all' isola adeguata capacità difensiva contro le minacce cinesi. Un altro tema caro ai neocon ed anche al presidente Bush ( almeno fino all'emergenza scaturita dall' 11 settembre ) è la creazione di una nuova struttura di sicurezza, integrando i paesi democratici del Pacifico. Questa 'Nato asiatica' segnerà un punto a favore dell' America sia nei confronti della Cina, sia nei confronti degli alleati americani del teatro Pacifico orientale.
Il problema principale individuato da Schmitt nelle relazioni sino-americane è quindi ' il lasciare tutto com' è ', continuando la politica miope nei confronti di una Cina che rafforza e modernizza il proprio apparato militare.
Anche altri neocon come Kristol e Kagan condannano ogni politica di appeasement. Salutarono infatti con soddisfazione la dichiarazione di Bush ante-11 settembre, in cui il presidente si dichiaro pronto a difendere Taiwan con qualsiasi mezzo, quindi non escludendo il ricorso alla forza militare. Bush aveva assestato un duro colpo alla One China Policy, fino a quel momento mai messa in discussione dagli Usa.
In seguito l'incidente dell' aereo spia americano EP-3 Aries entrato in collisione sopra il Mare meridionale cinese con un jet F-8 di Pechino il primo Aprile 2001 e costretto ad un atterraggio di emergenza sull'isola di Hainan, mise in notevole difficoltà il rapporto tra Usa e Cina. Rapporti che videro l'amministrazione americana cedere su diversi punti per riportare a casa l' equipaggio dell' Aries. Decisioni fortemente criticate da molti neoconservatori esterni all'amministrazione Bush.
Dopo questo incidente fu pero l' 11 settembre a far arretrare la pratica Cina nel calendario degli Usa, colpiti dalla necessità di ottenere consenso per la guerra al terrorismo. Quindi bisogno di consenso anche dalla Cina, visto lo schieramento di truppe Usa che l' azione avrebbe portato a ridosso dei confini cinesi.
Questa logica di 'scambio' non è mai stata approvata dai neocon che oggi chiedono a Bush comportamenti in linea con la filosofia del sostegno alla democrazia ed alla libertà anche nel teatro del Pacifico orientale.
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J.Landi


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