Forza Italia, la resa dei conti
“Ormai anche il Silvio Berlusconi leader mediatico lo ha capito.
Il futuro di un’idea politica e la possibilità di tradurre questa idea in azione concreta, capace di incidere positivamente sulla vita dei cittadini, si puo garantire solamente legando il programma di governo all’esistenza di soggetti che nella società e tra le persone radichino una presenza costruttiva e rappresentativa degli interessi umani…“<p>In breve, affievolitosi il vento dell’anti-politica d’ascendenza giustizialista, ci stiamo rendendo conto che non si puo più prescindere dal ruolo estremamente autentico svolto dai partiti, quello di mediare tra le esigenze degli iscritti e le linee guida programmatico-ideali sviscerate dal “corpo storico” di un soggetto politico, agevolando così la circolazione di informazioni dal centro alla periferia e viceversa.
Ormai anche Silvio Berlusconi si è convinto del fatto che Forza Italia, partito di maggioranza relativa, debba cominciare a camminare sulle proprie gambe, evitando di appiattirsi sulla figura del leader fondatore.
Ecco che si ritorna a parlare dell’esigenza di completare la transizione di Forza - Italia da movimento a partito.
In questi anni sono stati molti i passi compiuti dalla dirigenza azzurra verso la costruzione di un organismo che fosse il più possibile legato al territorio (operazione questa in divenire per Fi, soggetto sorto dalle ceneri del vecchio pentapartito in soli 3 mesi, grazie alle idee e alle strutture mediatiche di cui Silvio Berlusconi disponeva).
Dal 1996, anno della sconfitta del centrodestra alle elezioni, paradossalmente il vero anno della nascita di Fi quale partito che iniziava a radicarsi a livello locale ( a proposito, encomiabile il lavoro di Claudio Scajola), alla data del primo congresso, svoltosi nel 1998, i dirigenti azzurri hanno progressivamente messo mano alla macchina organizzativa di Forza Italia affinchè non fosse solo in grado di mietere consenso, ma potesse pure diventare portavoce credibile di quella maggioranza moderata e fiduciosa nel ruolo della società civile, che aspirava ad essere rappresentata, una volta fallita l’esperienza del centro-sinistra.
La vittoria della Cdl alle elezioni del 2001 ha beneficiato del vigore di Forza Italia (al 29%) oltre ovviamente agli ottimi risultati di Alleanza Nazionale (12%). Poi il partito del capo ha “scontato” l’impegno dei suoi membri principali al governo del paese, visto che chi era ministro continuava ad esercitare la carica di coordinatore regionale e così via.
La recente proposta di vietare il doppio incarico agli esponenti di Fi ( questi dovranno scegliere tra governo e partito) puo sanare le ferite arrecate dal calo di consensi registrato in occasione delle Europee.
C’è, non da ultimo, l’esigenza di favorire in Forza Italia la discussione di posizioni politiche diverse, con lo scopo di rafforzare la dialettica interna attualmente timida, dialettica interna portatrice di benefici quando essa è costruttiva e non si minimizza cristallizzandosi in correnti che portano in dote solo tessere.
Se il partito di maggioranza relativa sarà capace, come per ora sembra, di rinnovare la sua struttura riavvicinandola alla gente, allora anche il resto della coalizione godrà del rafforzamento di Fi.
Una forza politca seria peraltro non puo permettersi di tenere posizioni diverse di regione in regione (penso all’approvazione dello statuto regionale da parte dei consiglieri toscani di Fi, assieme ad Alleanza nazionale del resto).
Silvio Berlusconi lo ha capito.
Il rilancio dell’azione di governo del centrodestra passa per l’unità della coalizione. Ma all’interno della coalizione tante sono le sensibilità politiche.
Forza Italia ha finora compiuto una sintesi delle proposte nate in seno alla Cdl, con il forte contributo di An, sempre più alleato numero uno.
Il rafforzamento organizzativo e strutturale del partito di maggioranza relativa, che ha espresso il presidente del consiglio, è di per sè stesso a garanzia del ritrovato fervore operativo del governo.
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Winston </p>
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