Deficit al 3%, l'ennesimo pasticcio europeo
Come tutti sanno nell’Unione Europea vige l’obbligo per tutti i paese membri di rispettare un rapporto deficit-pil che sia inferiore al 3% annuo.
Tutto cio è solo una farsa, o peggio, una disgrazia dato che quella tanto semplice frase è in realtà un freno allo sviluppo di moltissimi paesi dell’Unione.
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Per ironia della sorte coloro che per primi hanno sfondato questo “tetto” sono state la Francia e la Germania, ossia gli stati che più si sono battuti per la creazione di questi parametri.
Il nostro paese quest’anno ha rischiato un ammonimento da parte di Bruxelles, ma una efficace e convincente manovra-bis del nostro governo ha impedito un “richiamo”.
Alcuni si domanderanno che importa anche se questo rapporto viene superato; succede, per convenzione, che lo/gli stato/i che oltrepassano il limite del 3% nel rapporto deficit-pil incorrono in sanzioni comunitarie (ovviamente non a livello di embargo, ma pur sempre sanzioni).
Un paese che non riesce a mantenere questi parametri inferiori al 3% è chiaro che risente di una situazione economica interna non propio rosea, quindi perchè tassare ulteriormente un paese già in difficoltà?
Ovviamente nei confronti della Francia come della Germania le sanzioni misteriosamente sono state “sospese” l’anno scorso a tempo indeterminato per non ben specificati motivi.
Mettiamo il caso che l’anno scorso era l’Italia a sfondare il tetto del deficit-pil, le sanzioni ce le beccavamo eccome, come anche se fosse stata la Spagna, il Belgio, l’Olanda e tutti gli altri stati europei che avrebbero oltrepassato queste “colonne d’Ercole comunitarie”(va beh).
Tuttavia un paese puo essere in un non-buono rapporto tra deficit-pil se per esempio investe molte risorse nella ricerca, nell’innovazione e nella competitività.
Basta fare un esempio; il governo italiano aveva in cantiere una serie di riforme da attuare in un certo modo che avrebbero permesso un maggior introito monetario, una graduale innovazione e una certa competitività.
Per far cio si deve pero investire (e non poco) in programmi di medio-lungo periodo, nell’ordine cioè di anni, e i cui benefici sarebbero arrivati in futuro.
Le risorse dirottate in questi progetti (di realizzazzione certa peraltro) sono tutte a scapito del rapporto deficit-pil che conosce così un impennata.
Va detto pero che se si supera il 3% del deficit-pil non si muore mica, soprattutto per uno stato che non sta male, ma anzi si sta innovando.
Morale della storia: le riforme potranno essere fatte ma in maniera molto meno drastica per i fondi mancanti e quindi mancherà anche una minore innovazione e competitività, i quali penalizzeranno non solo l’Italia (poichè non siamo l’unico paese in questa situazione) ma tutta l’Unione Europea che resterà sempre dietro alla potenza americana, e forse tra qualche anno soccomberà pure alle potenze emergenti del Estremo Oriente (Cina, India).
Se i burocrati europei si sono fissati questo accipicchia di parametro almeno che lo applichino con standard diversi: i paesi che superano il rapporto del 3% tra deficit-pil per l’innovazione non devono essere sanzionati, mentre per coloro che lo oltrepassano per altri motivi si puo anche ridiscuterne.
Dicono che l’Europa sarà un giorno la prima grande superpotenza, ma visto le premesse speriamo di non diventare un fanalino di coda.
Marco B.</p>
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