C'entro sempre di meno...

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<p> Riceviamo e pubblichiamo:
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Dopo la crisi di governo, risolta grazie all'appoggio di un senatore eletto nelle liste di un partito del centrodestra, l'Uomo di Scandiano è tornato a parlare dai banchi del suo mercato generale, pardon, governo.
Questa volta affrontando lo spinoso argomento della riforma elettorale. <p>Il professore, intervistato da un'emittente radiofonica, non nega le divisioni persistenti nella sua maggioranza anche su questo tema. Dopo la solita 'scalata' degli specchi, tipicamente prodiana, sulle modalità della riforma, ecco finalmente un bel suono per le nostre orecchie: 'dopo aver messo mano al sistema di voto il Governo potrebbe anche andarsene a casa'. Parola di Romano. E se lo dice lui c'è da crederci!
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<p> Analizziamo, allora, le posizioni all'interno dell'asse politico italiano in merito ad una eventuale riforma elettorale. Per rallegrarci un po', partiamo dalla maggioranza di governo. Tra le fila dell'Unione, infatti, c'è chi, fino a ieri, figurava tra i più agguerriti difensori del sistema maggioritario (vedi Massimo D'Alema) e, invece oggi acclama il proporzionale alla tedesca. Dal canto suo, Fassino, facendo propri i gusti del leader maximo, lascia intendere che la propensione dei DS è per un sistema proporzionale sul modello tedesco. Stessa opinione ha anche l'ultras democristiano Clemente Mastella (nostalgico di una Balena bianca ormai sparpagliata in mille pezzi e in mille partiti) e la sinistra radicale. Dall'altra parte del Tevere, nella Casa delle Libertà, il punto fisso da cui partire è essenzialmente uno: difendere il bipolarismo.
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Voci contrarie, si registrano pero in casa Lega e Udc, dove il 'tirare a campare' sembra prevalere su un'ottica di azione comune con le altre forze della coalizione. Per quanto riguarda An e Forza Italia invece, la 'condizione' imposta da Fini e Berlusconi è essenziale per la sopravvivenza di un sistema politico che si sta via via consolidando prima di tutto nella mentalità dei cittadini (quindi degli elettori). Oggi, in qualsiasi discussione politica da bar o familiare che si rispetti, si sente parlare di sinistra e di destra, raramente, tranne sporadici casi, di centro. L'esempio è banale, lo so, ma indica come negli ultimi anni è cambiato anche il modo di vedere la politica. E allora quale strada intraprendere?
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Quella, da un lato, che vede come protagonista il centro, il quale di volta in volta decide con chi allearsi, oppure quell'altra che vede come protagonista due grandi poli, il cui perno risiede nella logica dell'alternanza. La nostra propensione si sa, è da sempre verso un sistema che garantisca stabilità, ma soprattutto che dia la possibilità agli elettori di scegliere la persona, secondo loro più in grado per rappresentarli. Proporzionale alla tedesca o Maggioritario alla francese allora? Meglio un sistema 'all'amatriciana'! Da persona che crede nelle doti del proprio popolo, dico che per il nostro Paese la strada da seguire è indubbiamente la salvaguardia dell'attuale bipolarismo con un sistema elettorale adatto pero, a quelle che sono le caratteristiche politiche tipicamente italiane. L'identità di un popolo deve necessariamente condizionare le riforme da applicare al popolo stesso.
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Riccardo Moroni </p>