Cecenia, una riflessione fuori dal coro
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“Dobbiamo anche capire che, forse legittimamente, la Russia non vuole privarsi della Cecenia, una terra ricca di giacimenti petroliferi e al centro di importanti snodi del trasporto tramite oleodotti e gasdotti verso il sud e l' ovest.
Un paese come la Russia non puo tranquillamente dare il placet allo smembramento dei propri territori, per di più se forzato da inaccettabili metodi terroristici.
La decisione di Putin di non trattare con i terroristi, sia perchè protagonisti di atti criminali, sia per non dar spazio mediatico ed importanza a questi personaggi, e di rispondere con la forza è una scelta coraggiosa…”<p>La Cecenia è una piccola repubblica della Russia meridionale con Grozny come capitale e con una popolazione di circa 780.400 persone.
Negli ultimi giorni è balzata di nuovo all' attenzione dell' opinione pubblica a causa dei terroristi ceceni, protagonisti del sequestro di bambini in una scuola di un'altra piccola repubblica autonoma vicino alla Cecenia, l' Ossezia.
I terroristi ceceni chiedono l' indipendenza da Mosca, proclamata unilateralmente nel 1992 e non riconosciuta dal governo russo che reagì con l' intervento delle forze armate. Dopo l' accordo di pace tra Elstin e il presidente ceceno Maskhadov del 1997 i combattimenti sono ripresi nel 1999, quando dopo vari atti terroristici compiuti in Russia dai terroristi ceceni, il presidente Putin ha deciso la linea dura del Cremlino.
La guerriglia inizia con rivendicazioni prettamente nazionalistiche e antirusse, indipendentiste e senza influenze religiose. La situazione cambia agli inizi del 2000, o forse anche prima. Con l' offensiva terroristica islamica al via, tutte le situazioni di crisi possibili vengono sfruttate, tanto più la Cecenia, con forte presenza di musulmani. Infatti uno dei capi più importanti dei ribelli è l' islamico Basayev, tra i cui combattenti si registrano arabi, sud-orientali e militanti di Al Qaeda.
I terroristi si sono resi responsabili di atti gravi, colpendo il cuore dell' establishment politico, Mosca. Nell' ultimo anno ricordiamo la presa di ostaggi nel teatro Dubrovka, con blitz delle teste di cuoio e utilizzo di gas paralizzanti, con la morte di decine di ostaggi. Non dimentichiamo le esplosioni di uomini e donne bomba sia nella metropolitana di Mosca, sia nelle vicinanze della Duma e in molte feste, anche festival musicali per giovani.
Ultimamente è avvenuto l' attentato dinamitardo allo stadio di Grozny, con l' uccisione del presidente legittimo ceceno Kadyrov.
E in questi giorni la presa in ostaggio di bambini al primo giorno di scuola e il blitz seguente delle forze speciali russe con la liberazione degli ostaggi e la morte di più di 200 persone tra bambini e adulti.
La situazione è complicata e non sembra così semplice accusare Putin di durezza, di 'genocidio', di essere addirittura la causa della violenza terrorista cecena.
In fondo si tratta pur sempre di un territorio russo che pretende l' indipendenza, unilateralmente, e i molti che parlano di 'negoziato politico' sottintendono esclusivamente la concessione dell' indipendenza. Dobbiamo anche capire che, forse legittimamente, la Russia non vuole privarsi di una terra ricca di giacimenti petroliferi e al centro di importanti snodi del trasporto tramite oleodotti e gasdotti verso il sud e l' ovest.
Un paese come la Russia non puo tranquillamente dare il placet allo smembramento dei propri territori, per di più se forzato da inaccettabili metodi terroristici.
Non vogliamo certo negare che le forze russe abbiano commesso abusi o violenze gratuite, nè le sofferenze della popolazione civile, anche se molto spesso la condotta omertosa dei cittadini diventa appoggio oggettivo ai terroristi.
Le condizioni in cui versano le forza armate russe non aiutano certo la professionalità e la condotta dei singoli soldati.
La decisione di Putin di non trattare con i terroristi, sia perchè protagonisti di atti criminali, sia per non dar spazio mediatico ed importanza a questi personaggi, e di rispondere con la forza è una scelta coraggiosa e, a quanto risulta, appoggiata dai cittadini russi. Probabilmente ben consapevoli che alla fine trattative fasulle, presunti 'dialoghi' non si traducono in salvezza di vite umane, nè hanno la capacità di scongiurare altre situazioni simili.
Senza assolvere o condannare nessuno ( a parte i terroristi su cui non puo esserci indugio ) la riflessione sul piano politico deve cimentarsi anche con le istanze del presidente e del popolo russo.
J. Landi
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