Bozza Prodi: un programma che non c'è
“Prodi, finalmente, ha stilato qualcosa che somiglia a un programma.
Non è ancora un programma di Governo, nemmeno un documento secondo i crismi, non a caso la chiamano bozza.
Il risultato è che non c’è niente di nero su bianco.
Prevale, in sostanza, soltanto un pallore informe, grigio, che ha ormai soppiantato anche il caratteristico colore rosso che se non altro un tempo contraddistingueva la sinistra italiana.”
<p></br><p>Cosa c’è scritto veramente tra le righe di quel documento? Molto poco e, quanto alle novità, praticamente nessuna. Per non parlare dei Pacs!
Prodi, finalmente, ha stilato qualcosa che somiglia a un programma. Non è ancora un programma di Governo, nemmeno un documento secondo i crismi, non a caso la chiamano bozza e, c’è da immaginarselo, continueranno a chiamarla così perchè sarà difficile che le varie anime in conflitto del centrosinistra possano presentare un documento per il Governo del Paese. L’alternativa sarebbe trovare l’accordo su un programma che, pero, prima ancora di essere sottoscritto saprebbero non corrispondere a cio che farebbero all’indomani del voto.
In verità la Torre di Babele, nome più appropriato per definire l’Armata Brancaleone che ha voluto riconoscere nelle primarie la leadership di Prodi, ma che in lui non riconosce le capacità del leader, è divisa su tutto. Probabilmente i mal di pancia a sinistra sono ora rivolti anche verso quel partito egemone, i Ds, che ha finalmente calato la maschera dimostrando all’opinione pubblica che l’immagine di moralizzatori era soltanto una costruzione velleitaria, senza corrispondenza nella pratica politica quotidiana. Ma non solo: come possono convivere Bertinotti e Mastella? Perchè se Rutelli non sopporta Prodi, se D’Alema e Fassino s’incoraggiano a vicenda pur sapendo che, dietro, cercano soltanto di autoconvincersi che possono tirare avanti, è anche vero che il collante anti-berlusconiano forse comincia a non bastare più.
Il programma dell’Ulivo, a mesi e mesi dal lancio della Fabbrica del Programma, ancora non si vede, perchè, in sostanza, ogni partito cerca di puntare al rialzo, rimandare l’estrazione a sorte dei capitoli da scrivere l’uno in assenza dell’altro, e ora c’è da considerare anche che Berlusconi è nuovamente protagonista, che è in rincorsa, ma col fiato sul collo di una coalizione che stenta a mantenere il proprio vantaggio proprio alla vigilia delle tanto agognate elezioni. In sostanza, il centrosinistra ha il fiato corto.
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I non-contenuti della bozza_
La bozza di Prodi ha due caratteristiche: mira a distruggere le riforme di Berlusconi (certificando, indirettamente, che queste riforme le ha fatte), senza in realtà proporre niente di veramente risolutivo in positivo. Come l’ha definita il Premier: ëacqua frescaû. Prodi e il centrosinistra sanno che su una cosa si possono trovare d’accordo: abolire la Legge Biagi sul mercato del lavoro, quella contro l’immigrazione clandestina detta Bossi-Fini, quella di riforma del sistema scolastico della Moratti, alcune variamente targate a garanzia dell’imputato nell’ambito del processo. Altri interventi, d’aggravio per le tasche degli italiani, in ambito fiscale, e di destrutturazione in ambito di federalismo. In sostanza: un ritorno al passato.
E di novità? I Pacs, ma non si sa di che Pacs si tratti, perchè i Ds intendono una cosa, la Margherita un’altra, Mastella non li vuole in nessuna forma, Pannella vuole la riforma dell’intero diritto di famiglia in stile Zapatero. Cioè, si identificano sull’unico vero tema innovativo almeno (dico almeno) quattro posizioni diversificate. Per non parlare poi delle due lobbies, del cattolicesimo di sinistra in linea Margherita, restìo a ogni tipo di riconoscimento di coppie di fatto, e dell’associazionismo omosessuale più oltranzista, che chiede anche di più di cio che la sinistra sarebbe disposta a concedergli.
Il risultato è che non c’è niente di nero su bianco.
Prevale, in sostanza, soltanto un pallore informe, grigio, che ha ormai soppiantato anche il caratteristico colore rosso che se non altro un tempo contraddistingueva la sinistra italiana.
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Andrea Bonacchi</p>
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