A destra, là dove sta la vera cultura
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<p>Riceviamo e pubblichiamo, in risposta all’articolo sull’egemonia culturale della sinistra.
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“La destra ha una cultura che affonda le proprie radici in secoli lontani, in un modo di vivere e di avere dei valori che supera gli anni e i paesi.
Quando Marx scriveva le sue prime porcherie, la destra aveva già alle spalle secoli di autori e filosofi che parlavano di trascendenza contrapposta all’immanentismo, di cultura dell’eroe da contrappore all immagine dei piccoli uomini gretti che vivevano alla giornata senza tensione per il futuro.
La destra affonda le sua cultura nella stessa storia dei nostri popoli, fin dall’impero romano dove l’uomo era guerriero. “
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(nella foto: Jacques Cathelineau, primo generale dell’armata della Vandea)<p>Affonda le sue radici nelle tesi di Platone, nella visione di Dante. La cultura della sinistra arriva al massimo dalla rivoluzione francese dove la massoneria e un parte di alta borghesia ansiosa di mettere le mani sulle proprietà terriere dei nobili spinsero il popolo alla rivolta trucidando migliaia di oppositori (es. Vandeani).
Nel nostro secolo la cultura della destra si è dovuta scontrare contro personaggi storici che l’hanno storpiata producendo indicibili orrori, contro un intero mondo capitalista preoccupato di avere un alternativa molto più credibile di quella comunista.
La sinistra si trova con più intellettuali per due semplici motivi che non vanno certo a favore della medesima sinistra.
Il primo è che negli anni ‘60 il mondo filo americano in europa si trovava a dover fronteggiare una serie di agguerriti partiti comunisti che pero erano coscienti di non poter governare. Lo scotto che il mondo occidentale pago fu quello di avergli dato in mano i centri di una cultura che il modello americano certo non poteva esprimere. La “controcultura” di sinistra non esiste, in quanto durante il ‘68 i centri di controllo della cultura erano già in mano a professori ed editori filo socialisti comunisti e azionisti.
Il secondo motivo e da cercare nel fatto che se per l’uomo di destra la vita va vissuta fornendo un servizio al proprio paese e alla propria famiglia, per l’uomo di sinistra la vita va vissuta fornendo un servizio al proprio partito o al servizio di qualche potenza straniera che invia rubli lordi di sangue nelle casse del proprio partito.
La cultura di sinistra è in realtà una non cultura, perchè si è generata dal suo nemico ed ha generato il suo nemico. Mi spiego semplificano il più possibile. Le idee marxiane sul lavoro nascono dal disagio della nuova classe di lavoratori inurbati che non trovano corrispettivo economico adeguato al servizio che svolgono. Il Globalismo ( e quindi il turbocapitalismo) odierno nascono proprio dall'abbattimento delle frontiere che il pensiero socialista antinazionale prevedeva. Questo dimostra come la cultura della sinistra sia fine a se stessa con all’unico scopo di preservare l’ideale e di non raggiungere mai il fine che significherebbe l’annullamento dell’esistenza umana portata dal suo naturale stadio di competitività a uno stadio letargico di esclusiva sussistenza. Annullare l’uomo significa annullare la ragione di un ideologia.
La destra invece tende ad esaltare l’uomo nel suo aspetto eroico, di padre o madre, di membro orgoglioso di una comunità più grande e più importante che si chiama nazione. Inutile poi parlare degli autori e della cultura della destra che cita anche l’articolista, il fatto che poi a destra pochi la conoscono è un altro ragionamento, che non puo sminuire una cultura che trova nella qualità non nella quantità la sua ragione d’essere.
La cultura della destra è assoluta perchè riprende valori assoluti fuori dal tempo e dallo spazio, la cultura di sinistra è relativa a determinate condizioni umane spesso causa ed effetto dello stesso pensiero marxista.
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Piergiulio Casali Arnolfini
Mantova</p>
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