Se tutti pagassero le tasse...

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Se tutti pagassero le tasse...

di Riccardo Cavirani - I fatti accaduti a Cortina segnano l'inizio di una nuova era. Dopo gli episodi scottanti riguardanti Equitalia, e le accuse di ingiustizia, iniquità e sciacallaggio dirette alla suddetta agenzia, i paladini delle tasse hanno trovato prontamente un modo per rifarsi il trucco: colpire qualche vip e furbetto del quartierino. L'operazione è stata un vero successo mediatico e tutte le negatività connesse ad Equitalia sono sparite perché alla lotta all'evasione è stata legata la caccia al ricco. Un connubio vincente per un paese intriso di cattocomunismo e clericofascismo.

Che l'Italia sia un paese di furbi è un dato ormai certo. Gli evasori beccati a Cortina non sono degli eroi. Ma non possono essere neppure una scusa per giustificare l'eccessiva pressione fiscale, la burocrazia, le tasse ed i controlli. In Italia bisogna sempre trovare un capro espiatorio per giustificare ogni azione.
Ha scritto Oscar Giannino - ricordo a tutti che il mantra della lotta all'evasione ci ha spinto ormai a misure che non hanno eguali in ALCUN paese avanzato: il limite al contante a 1000 euro non c’è in Germania come non c’è in UK, in Francia c’è un limite mensile alle operazioni in contanti oltre il quale scatta la segnalazione. Da noi, passando in questo 2012 dalla fotografia statica di conti e saldi bancari alla condivisione in banche dati publiche dell’intera dinamica quotidiana di OGNI OPERAZIONE BANCARIA, consentiamo ad Agenzia delle Entrate e pm il controllo comportamentale profilato di ciascuno di noi. Per dire: un pm sulla successione temporale di operazioni bancarie potrà disporre l’apertura di fascicoli in cui il mero determinarsi di flussi può costituire ipotesi di reato. Se alcuni o molti di voi sono convinti che tutto ciò è utile e giustificabile in nome della lotta all’evasione e al riciclaggio, cioè se pensate come Michele Boldrin che ad avere dubbi e contrarietà fortissime su questa batteria di misure si sia amici di evasori e “liberali alle viongole”, secondo me siete invece o vittime in buona fede della campagna di balle di Stato, oppure siete passati consapevolmente o meno armi e bagagli in campo statal-populista.
 
Se tutti pagassero le tasse pagheremmo tutti meno tasse. Questa frase è storicamente falsa. E' costruita ad arte per convincerci che i cittadini siano solo dei contribuenti da spremere a più non posso. 
Se tutti pagassero le tasse lo Stato avrebbe ancora più risorse da sprecare per sistemare politici, amministratori, dirigenti, amici di tizio, caio e sempronio. Punto.
L'unica soluzione per risolvere il problema dell'evasione è far pagare a tutti di meno. Altrimenti i furbetti di Cortina rischiano quasi di essere giustificati per colpa di uno Stato che sottrae più del 60% dei guadagni a chi produce ricchezza.
 
Ha scritto stamani Luca Ricolfi su La Stampa: La pressione fiscale sull'economia regolare è la più alta del mondo sviluppato (intorno al 60%), e così il livello di tassazione sulle imprese, il cosiddetto Total Tax Rate (68.6%). Questo è un handicap di fondo dell'Italia, che è stato ulteriormente aggravato dalle manovre finanziarie di Berlusconi, e in misura ancora maggiore da quella di Monti. Questo livello abnorme di tassazione si accompagna da sempre a norme vessatorie nei confronti di qualsiasi violazione (anche solo formale, o di entità irrisoria) delle regole fiscali, per non parlare dei comportamenti arroganti, intimidatori, o semplicemente umilianti degli emissari del fisco, che ovviamente non sono la regola ma di cui esistono purtroppo innumerevoli testimonianze, talora drammatiche e commoventi. Mi spiace doverlo dire, ma mi sono convinto che oggi in Italia un sentimento di paura verso l'Amministrazione pubblica sia ampiamente giustificato anche quando non si sia commesso alcun errore, reato o violazione. E tutto mi fa pensare che, affamato da decenni di spesa pubblica in deficit, lo Stato stia in questi anni accentuando il suo volto rapace e intimidatorio-.
 
Pagare le tasse non è bellissimo. le tasse si chiamano anche imposte, proprio perché ci vengono imposte dall'alto, tra capo e collo. Pagare le tasse non è neppure simpatico, perché sono sempre soldi nostri, guadagnati con fatica, che si perdono nelle casse e nei meandri dell'erario. Pagare le tasse non è che il prezzo che paghiamo per vivere in questo contratto sociale che chiamiamo Stato. Ma se il prezzo che si paga è troppo alto, ovvero se le tasse sono troppo alte e lo Stato ci offre dei servizi scadenti e la Legge non è uguale per tutti, ecco che il contratto sociale si inceppa e deve essere in qualche modo ricontrattato.
Duemila secoli di Storia ci hanno insegnato che tante rivoluzioni sono partite proprio dal desiderio di ricontrattare questa sorta di patto sociale. Le rivoluzioni possono essere purtroppo violente, coi forconi o con i pacchi bomba ad Equitalia. Ma possono anche essere silenziose e non violente, come chi decide di evadere il fisco ed affamare il Leviatano.
Per questo se da una parte è da condannare chi compie gesti violenti è invece da analizzare meglio e in maniera più approfondita il fenomeno dell'evasione. Perché non siamo tutti furbi. Non siamo tutti disonesti. Non siamo tutti ladri. Siamo semplicemente stufi. Stufi di pagare così tanto per così poco.
Ma è per lo stesso motivo che la lotta all'evasione sta raggiungendo una tale campagna mediatica: essa infatti rischia di diventare una dichiarazione di intenti, di scegliere se essere fuori o dentro il sistema, se prendere la pillola blu o la pillola rossa.
Lo Stato allora addita l'evasore come brutto e cattivo, condannandolo per non aver rispettato il patto sociale tra cittadini non avendo pagato la propria parte. Tutto verissimo. Ma quello che lo Stato si dimentica di dire è che il problema è a monte, e che il primo che ha disatteso questo contratto, alzando la pressione fiscale a livelli mai così opprimenti è lo Stato stesso. E' lo Stato che non ha rispettato lo sforzo dei contribuenti sprecando risorse, dissipando energie.
In poche parole cerca di trovarci le pagliuzze negli occhi quando nei suoi ha una trave che si chiama debito pubblico. In conclusione, per usare un francesismo, è lo Stato che ha pisciato fuori dal vaso e per giunta vuole farci pure pulire il pavimento e la tazza del cesso.
 
Scriveva Prezzolini tanti anni fa: -l’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente che non si trova nei libri insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli-. 
 
Attilio Befera, Amministratore Delegato di Equitalia ha uno stipendio annuo di 456.733 Euro. Mica bruscolini. E' un uomo della casta, come lo sono politici, dirigenti, amministratori di enti pubblici. Ad oggi in Italia ci sono quindi due categorie di furbi: quelli che vivono nelle pubbliche amministrazioni e quelli che evadono ed eludono fior di quattrini. Tra di loro è guerra aperta. A farne le spese però saranno solo i fessi, cioè i cittadini di serie B; in una parola, noi.
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