Da 10 anni, con orgoglio, dalla parte sbagliata

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Da 10 anni, con orgoglio, dalla parte sbagliata

di David Mazzerelli - Non è un fatto banale che una rivista online compia 10 anni, per tante ragioni. La prima perchè 10 anni fa, voi che in questo momento distrattamente leggete queste righe dal vostro iPad 2, dopo essere stati indirizzati qui da qualche post su Facebook, probabilmente non avevate neanche un modem. Oppure, se lo avevate, lo usavate al massimo per creare una mail su yahoo o iol - di cui adesso vi vergognate - con il vostro anno di nascita come suffisso, oppure eravate , sul pezzo, a provare pionieristici rimorchi virtuali con nickname improbabili virili/troieggianti su Messenger o ai danni di ignote i cui nomi avevano solo la sventura di essere digitati a caso dalla vostra tastiera su ICQ. Noi facevamo questo, ma anche altro. Decidemmo di fare avanguardia con l'informazione e la cultura online, convinti che, alla fine, le edicole sarebbero fallite tutte e convinti anche che ce ne saremmo fatti tutti una ragione prima di contare fino a 10. 

 
Nella nostra supponenza eravamo pure convinti che i volantini e le pubblicazioni da semi-ciclostile-sfigate della destra di allora erano buone solo a cantarcela e suonarcele tra noi e a dirci quanto eravamo fieri e puri. Ed eravamo così snob da credere per primi che l'informazione dovesse passare da internet, e fummo dunque i primi, in tutta Italia, ad aprire una rivista online d'area liberale e conservatrice. Dopo questo auto-elogio stucchevole ma dovuto, è giusto precisare che UT è rimasta in questi anni cocciutamente fuori moda ma tuttavia sempre in voga, un po' come il tamarro della celebre canzone.
 
In voga tra chi, come quelli fatti come noi, pensava a Frodo, all'Irlanda, a Kerouac, alle rivoluzioni dei paesi dell'Est Europa e ai loro eroi, leggeva Oriana Fallaci e stimava George W. Bush, che esponeva la bandiera a stelle e strisce quando da tutti i balconi sventolava il vessillo della pace. Personalmente leggevo anche Baricco, quando tutti dicevano che era un comunista, anni prima del suo sfogo su Repubblica e dell'endorsement all'ala dell'attuale sinistra più liberale o almeno liberal, che per l'Italia già sarebbe qualcosa.
Quando si piangevano i martiri, come il Commissario Calabresi, mi sfogliavo invece i libri di suo figlio, che trovavo piuttosto interessanti. Cercando sempre una continuità priva di rimpianti.
E poi la politica: volevamo un partito unico conservatore quando tutti erano attaccati alla poltrona di AN e FI e declamavano solenni giuramenti: "se si fa il partito unico io esco". Salvo poi ritrovarli oggi tutti lì, in una ordinata fila di qualche consiglio comunale o su su.
Noi chiedevamo un contenitore unico e quando - finalmente - arrivò, ne auspicammo presto la fine.
UT è stata sempre, caparbiamente, dalla parte della minoranza, come diceva Nanni Moretti in quel celebre film.
 
Filmati in una videocamera e fotografati con una reflex quando davamo in centro i volantini per promuovere la nostra rivista, da registi improvvisati rasta e freak che ci mettevano nella loro gallery "degli obiettivi sensibili". Si credevano rivoluzionari ma impersonavano soltanto il perpetuarsi di un clichè che la storia avrebbe sotterrato. Il tempo è galantuomo, ma certe cose, come si sa, galleggiano bene. Così adesso, 10 anni dopo fanno finta di indignarsi per le stesse cose che hanno cocciutamente alimentato in tutti questi anni. Incapaci di immaginare il futuro credevano che la cosa giusta fosse concentrandosi a salvare il proprio presente, ma contribuirono solo a sfoggiare una moda e a salvare il presente di qualcun'altro, forse ugualmente fatto, ma ben più grande e furbo di loro.
UT è rimasta caparbiamente minoranza fino alla fine, anche adesso, che combattiamo con i mostri attuali, con i neo freak, i neo keynesiani, i neo anti-americanisti, i neo-tecnicisti e chi più ne ha più ne metta, alleati del nemico principale dell'individuo: lo stato. La cui presenza, sempre più drammatica, minaccia il nostro futuro, ancora una volta, per salvare il presente di qualcuno e quindi lo status quo. 
 
Dispiace solo una cosa: che il nostro essere sempre in minoranza sia una condizione terribilmente attuale. Oggi che avremmo fatto volentieri a meno al nostro sito snob e retrò in cambio di una sana maggioranza liberale. Ma la maggioranza invece non crede più nella libertà o, quando va bene, ha perso ogni interesse verso di essa. Ogni giorno si giustificano scempiaggini nel nome del bene comune, e lentamente muore il mondo che abbiamo a cuore, come nel romanzo di Ayn Rand, tra l'indifferenza generalizzata, la rassegnazione di alcuni e gli applausi di molti. Quindi restiamo in pochi, minoranza sempre più sparuta ma sempre agguerrita, come alla Termopili, altro mito di quegli anni.
Eh già... anche oggi, anche qui, leggo ancora UT.
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