In Italia gli anni 60 e 70 del 1800, videro un importante rinnovamento estetico dell'arte italiana, fino allora ancorata ai più stretti canoni accademici e attardata per le preferenze dei pittori francesi Delacroix, Decamps e Delaroche. Già negli anni 40 a Firenze si accesero i focolai di quel rinnovamento. Vicino all'Accademia si trovava il Caffè Michelangelo dove molti artisti, appena usciti dalle lezioni all'Accademia, si incontravano durante il giorno e discutevano dando vita a dibattiti che avrebbero portato a importanti cambiamenti nella storia dell'arte italiana.
Dal 1845 è questo il centro di riferimento e il centro vitale di questi
artisti contrari alle posizioni dell'Accademia che vennero chiamai Macchiaioli.
Tale termine, contrariamente a quanto si puo pensare, è un epiteto
dispregiativo dato dalla 'Gazzetta del popolo' di Firenze nel 1862.
Macchiaioli erano così Signorini, Cecioni, Fattori, Lega, Abbati, Sernesi,
Cabianca, Borrani e Banti. Ma questo non è un fatto isolato; artisti
e teorici accorsero a Firenze con l'intento di diffondere a livello nazionale
il principio artistico dei neonati Macchiaioli. Vero teorico ma piuttosto sostenitore
e amico di questi artisti fu Diego Martelli e importante fu il suo contributo
con il 'Gazzettino delle arti e del disegno', in cui espose le problematiche
dell'arte contemporanea in Italia e all'estero.
Da Firenze i Macchiaioli si mossero verso Parigi dove apprezzarono i paesaggi
della scuola di Barbizon e artisti come Corot, Millet e il realista Courbet,
considerato da loro l'artista più rivoluzionario e i francesi a
loro volta mostrarono in Italia, all'Esposizione Nazionale del 1855, le
loro opere. Al Caffè i resoconti di questa mostra vennero dati dal toscano
Serafino de Tivoli e dai teorici napoletani Altamura e Morelli. Ma per chi non
aveva potuto vedere l'Esposizione, il principe Demidoff nella sua villa
a Pratolino, fece vedere la sua collezione privata comprendente quadri di Ingres,
Corot, Delacroix, Decamps e Delaroche.
Insomma Firenze era una realtà di scambio di idee e un palcoscenico
su cui si alternavano artisti delle più diverse correnti, a dimostrazione
del fatto che in torno al Caffè Michelangelo gravitavano anche alcuni
impressionisti francesi come Degas. Ma in cosa consisteva quel rinnovamento
estetico dell'arte italiana? Perchè il nome 'Macchiaioli'?
Innanzitutto da questa parola ne viene subito in mente un'altra: 'macchia',
infatti è questa la chiave di lettura della nuova tipologia artistica.
La nuova pittura utilizzava il colore stendendolo in ampie zone, macchie appunto,
per definire i volumi e conservando poi la tecnica del chiaro scuro per risaltare
la modellazione plastica. Alla base della macchia stava l'importante esperienza
di Altamura e Morelli che, con il loro ton girls, dimostrarono come i contrasti
chiaroscurali della natura potessero essere filtrati ed abbassati, attraverso
le riflessioni di uno specchio nero. Ma già nei bozzetti di pittura di
storia si trovava il germe della prassi macchiaiola della macchia.
Queste furono le premesse della corrente artistica dei macchiaioli, il cui
massimo rigore creativo fu segnato dalle varie scuole che si formarono. Ogni
scuola, ovvero ogni diverso modo di interpretare la macchia, era contraddistinta
dal luogo in cui questi artisti dipingevano. Così i Macchiaioli lavorarono
a Rivara in Piemonte, a Resina nel napoletano, nella campagna di Piagentina
vicino Firenze ma soprattutto a Castiglioncello vicino Livorno, nella tenuta
messa a disposizione dal già citato teorico e amico Diego Martelli, in
un sodalizio sia artistico che umano.
L'artista più creativo di questo gruppo fu Giovanni Fattori (1825-1908)
che arrivo a Castiglioncello nel 1877 dopo aver dipinto nella vicina
Livorno, di cui ricordiamo il bellissimo dipinto La rotonda di Palmieri del
1866. Con Abbati, Sernesi e Borrani sperimento la rappresentazione del
vero luminoso dando alla scuola di Castiglioncello un carattere di ricerca formale
che si opponeva ad esempio alla scuola di Piagentina improntata più alla
rappresentazione degli affetti e della vita quotidiana.

- La rotonda di Palmieri, FATTORI, 1866 -
Già nel 1861 Abbati, durante il suo primo soggiorno a Castiglioncello,
realizzo opere emblematiche e creative scaturite dall'esperienza
della semplice visione-osservazione del paesaggio, come Marina a Castiglioncello.
Anche Sernesi realizzo alcuni paesaggi come Marina a Castiglioncello.
Anche se il soggetto è lo stesso di quella di Abbati la resa pittorica
si sofferma più attentamente sui particolari del paesaggio, non più
celati da una sottile velatura romantica come in Abbati, ma illuminati dal sole
con tutta la loro bellezza.

- Marina a Castiglioncello, ABBATI, 1861 -

- Marina a Castiglioncello, SERNESI -
In questi anni un dipinto importante di Fattori, considerato dai critici un
capolavoro, è Diego Martelli a Castiglioncello del 1867. E' un'immagine
che esplode di sole e la pennellata seppur veloce riesce a dare unità
all'immagine scandita dalla successione dei tronchi degli alberi, tra i
quali si inserisce la figura di Diego assorta nella lettura e abbracciato da
una natura attentamente osservata. Questo modo preciso ed attento di rappresentare
la natura lo ritroviamo in Borrani con Pagliai a Castiglioncello. Il soggetto
scelto, i pagliai, sono un soggetto di natura semplice, eppure questi dominano
la scena circondati da paesaggio, impongono il loro volume e sono nobilitati
da una pittura che usa colori caldi.

- Pagliai a Castiglioncello, BORRANI -
Questi sono solo alcuni esempi delle innumerevoli opere dei Macchiaioli ma
emblematiche per capire quel rinnovamento estetico di cui parlavamo all'inizio.
Purtroppo questa esperienza si interruppe del 1889 con la vendita della proprietà
di Castiglioncello del Martelli e la morte dello stesso, ma cio che non
muore sono i colori, ovvero le macchie di colore sulle tele assolate che questi
artisti ci hanno lasciato e che anche oggi ci fanno rivivere l'esperienza
da loro vissuta.

- Diego Martelli a Castiglioncello, FATTORI, 1867 -













